Film

THE NEST-IL NIDO: la nostalgia del paradiso perduto.

  • Regista: Roberto De Feo
  • Anno di uscita: 2019
  • Cast: Francesca Cavallin (Elena), Justin Korovkin (Samuel), Ginevra Francesconi (Denise), Maurizio Lombardi (Christian), Fabrizio Odetto (Filippo).
  • Punteggio visione: 8/10

Di che cosa parla questo film? Di moltissime cose, tutte estremamente umane, ma la cui umanità si riesce a cogliere soltanto dopo aver visto il finale. Non faremo spoiler, quindi ci limiteremo a dire che in questo film si racconta la storia di un ragazzino paraplegico, Samuel, che ha il divieto assoluto di uscire dai cancelli della tenuta in cui vive sin dalla nascita. Vittima di un incidente in auto causato dal padre, il quale morì nel disperato tentativo di portare via il bambino dalla tenuta, è costretto su una sedia a rotelle da quando ha cinque anni. Non ha mai potuto avere contatti con il mondo esterno e né lui, né noi, abbiamo idea di che cosa si annidi aldilà dei cancelli. La casa nella tenuta è una grande villa antica situata a Villa dei Laghi, una località isolata e circondata dal bosco. Nessuno entra, nessuno esce, fatta eccezione per il camioncino che porta regolarmente le provviste. Due guardie inquietanti, rozze e sporche, controllano i cancelli armati di fucile. Ogni tanto guardano fuori, con gli occhi strabuzzati, per assicurarsi che nessuno si avvicini. Nella tenuta, insieme a Samuel ed Elena, vivono le donne di servizio, un medico e alcuni ospiti selezionati dalla madre di Samuel- salvati dalla madre di Samuel dirà uno di loro. Tutti i componenti del nucleo sono costretti a mantenere un unico, difficilissimo patto, che prevede regole ben precise: Samuel non dovrà sapere niente del mondo esterno, la loro è una famiglia felice, non esiste posto migliore di Villa dei Laghi al mondo, il mondo esterno non esiste. Saranno riservate delle crudissime punizioni per coloro che non rispetteranno le regole.

Samuel viene educato in casa dalla madre Elena, che gli impartisce lezioni di pianoforte, di matematica e di economia aziendale. Lo scopo di quello che Elena chiama il programma consiste nel preparare Samuel all’età adulta, quando avrà il compito di occuparsi della tenuta.

“Elena: -qual è il tuo compito?

Samuel: -seguire il programma!

Elena: -qual è lo scopo del programma?

Samuel: -governare la tenuta!

Elena: -che cosa stiamo creando nella tenuta?

Samuel: -una nuova società!”

Il rapporto tra madre e figlio appare come simbiotico e soffocante. Samuel è un adolescente ancora incatenato al ventre della madre, fisicamente e psicologicamente; la madre, Elena, è una donna austera e determinata a non svelare a Samuel i segreti del mondo. Elena somiglia molto alla Nicole Kidman di The Others: non si riesce a capire se sia mossa da estremo amore oppure da totalizzante follia. La linea è sottilissima: abbiamo l’immagine di una madre protettiva e amorevole che rimbocca le coperte al figlio prima di dormire, dopo avergli letto con le lacrime agli occhi alcuni versi del Paradiso Perduto di Milton, e poi abbiamo la stessa madre nuda nella vasca, con gli occhi vitrei, intenta a tagliarsi le vene dei polsi. L’inquadratura perfetta ci lascia osservare il suo sangue che fluisce denso nella vasca e che si mischia alle sue lacrime di donna stanca, depressa, incatenata, sola nel mondo che ha costruito con estremo sacrificio. L’inquadratura ci rimanda all’immagine di un animale ferito e terrorizzato, senza colpe. In Samuel ed Elena riusciamo a scorgere l’intera storia umana: abbiamo lo sguardo senza colpe di Samuel, ignaro del male e del mondo, che non ha il coraggio di cogliere quella mela del peccato che lo porterebbe a scoprire la verità, e poi abbiamo la corruzione personificata in Elena, che ha conosciuto il mondo e i suoi peccati e che vorrebbe riuscire a dimenticarli, cercando di creare un nuovo Eden, un nuovo paradiso perduto, anche a costo di rinunciare a Dio. Che mondo abbiamo davanti? Perché i membri di questa nuova società si comportano così? Che cosa ne sarà di Samuel, quando crescerà? Non ci sarà tempo di rispondere a queste domande, perché tutto verrà ribaltato dall’entrata in scena di una giovanissima ragazza di nome Denise. Denise rappresenterà la mela che incuriosirà Samuel e che lo porterà finalmente a dubitare d’ogni cosa. Samuel, di qui in avanti, avrà sempre meno voglia di obbedire. La giovane ragazza arriverà alla tenuta accompagnata da Ettore, un vecchio amico di Elena e del padre di Samuel, che morirà di lì a poco a causa di una grave malattia tipica del mondo esterno. Denise, rimasta sola al mondo, sarà allora accolta controvoglia da Elena, e verrà assunta come domestica.

L’intesa tra Denise e Samuel sarà immediata: in un contesto surreale e macabro, fatto di riti e sacrifici nei boschi, misteri e punizioni, emerge dal loro rapporto un capitolo di umanità e di purezza; il clima di tensione opprimente si dissolve per fare spazio alla delicatezza della loro conoscenza, tipica dell’età adolescenziale, che non sembra portare segni di corruzione. Denise arriva dal mondo esterno e fa conoscere a Samuel la musica rock, che il ragazzo imparerà a suonare al pianoforte. Ci sorprenderemo di trovarci commossi davanti alla scena in cui Denise ballerà per lui, sulle note di Where is my mind dei Pixies. La purezza e la fragilità commovente della scena ribalterà del tutto le sensazioni provate fino a quel momento. Saremo delusi e impauriti quando l’idillio verrà interrotto da Elena, che assisteva gelida e impietrita dal soppalco della sala della musica. Richiamerà Denise all’ordine, e farà poi di tutto per ostacolare il rapporto tra i due.

Questo è solo un frammento di quello che è The nest. Raccontare altro significherebbe rovinarvi il gusto di guardare il film, ma ci sono delle piccole cose da dire, ancora. Il film ci dà una sorprendete descrizione di quella che è la delicatezza e la fragilità umana, caratteristiche che emergono con prepotenza in situazioni in cui si ha paura. I personaggi sono spaventati e disorientati. Seguono gli ordini, rispettano il patto, anche a costo di commettere delle azioni terribili. La paura nei confronti del mondo esterno è il filo rosso che guida le azioni di tutti i personaggi del film, ridotti a vivere rinchiusi pur di sopravvivere. Esiliati dal mondo esterno, se un mondo esterno esiste ancora. L’atmosfera che si respira nella tenuta è quella di un mondo abbandonato a sé stesso, rimasto senza morale e senza Dio, che ha bisogno di essere ricostruito attraverso sacrificio e estrema crudeltà… tutto in onore e in funzione di Samuel, che ci appare allora come un Truman catapultato in un reality show infernale, dove non ci sono spettatori ma soltanto registi impauriti e resi quasi disumani dal terrore. Il mondo esterno è il paradiso perduto, o il giardino dell’Eden distrutto, mentre la tenuta è l’ultimo seme d’umanità rimasto. Ma quale genere di umanità si potrà mai generare, da un seme del genere? E come ci comporteremmo noi, se la tenuta fosse l’unica nostra occasione per continuare a vivere? Saremmo pronti a rinunciare alla nostra umanità, pur di non morire?

“Adamo ed Eva potevano vedere Dio perché erano puri di cuore. Dio si fidava di loro. Li ha lasciati soli perché l’hanno tradito”.

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