Film

THE LOBSTER, una società che costringe all’amore. Un superlativo paradosso di YORGOS LANTHIMOS.

  • Regista: Yorgos Lanthimos
  • Anno di uscita: 2015
  • Cast: Colin Farrell (David), Rachel Weisz (la donna miope), Olivia Colman (la direttrice dell’albergo), Lèa Seydoux (il capo dei solitari), Angeliki Papoulia (la donna spietata).
  • Punteggio visione: 9/10.

Domenica 29 Marzo andrà in programmazione su Sky Cinema Due La favorita, l’ultimo film di Yorgos Lanthimos uscito nelle sale nel 2018, che ha fatto vincere l’Oscar a Olivia Colman. Vorrei prepararvi a questo evento con la recensione di un altro film di Lanthimos, un po’ più duro, se si può dire, e meno recente: The Lobster, l’aragosta. Sinceramente uno dei miei film preferiti di uno dei miei registi preferiti. Se lo guarderete mai, o se lo avete già fatto, fatemi sapere la vostra. Di seguito qualche ragguaglio sulla trama e poi le mie considerazioni personali.

Il film è ambientato in una società coercitiva, dove è obbligatorio sposarsi entro e non oltre un limite di età non specificato. Tutte le coppie sono obbligate a portare con loro, dovunque vadano, un certificato che attesti la loro unione: in questa società non possono esistere single. Anche nella scelta del partner, bisogna seguire una regola: bisogna avere almeno una cosa in comune… altrimenti l’unione non è valida. E cosa succede se non ci si riesce ad accoppiare entro l’etá stabilita dalla legge? Lo scopriamo subito con David che viene lasciato dalla moglie, la quale ha trovato uno più bravo in matematica. L’uomo appena piantato- Colin Farrell-, accetta la situazione senza opporre troppa resistenza, prepara la valigia e, con il proprio cane, si trasferisce nell’albergo. Estremamente riuscita è la scena del colloquio con la receptionist, dove è stato scritto un dialogo eccellente in cui possiamo comprendere già un bel mucchio di cose:

Receptionist: “ha mai vissuto da solo, prima?”

David: “No, mai.”

R: “La sua ultima relazione quanto è durata?”

D: “12”.

R: “preferenze sessuali?”

D: “(…) Le donne”.

R: “Ha figli?”

D: “No”.

R: “E il cane?”

D: “E’ mio fratello. E’ stato qui un paio di anni fa… non ce l’ha fatta.”

Chi rimane single dopo aver compiuto l’età massima di accoppiamento è costretto a trasferirsi nell’albergo e ha quarantacinque giorni di tempo per accoppiarsi. Il tempo di permanenza può aumentare se, durante la caccia ai solitari, si riesce a catturare qualche solitario fuggito nel bosco. La pena per coloro che non riusciranno ad accoppiarsi è la trasformazione in un animale a scelta… dove si potrà avere una seconda occasione per trovare l’amore, ma nelle vesti, appunto, di un animale. L’animale scelto da David è l’aragosta, perché può vivere fino a cent’anni, ha il sangue blu come gli aristocratici e rimane fertile per tutta la durata della sua vita. Tutte le persone presenti nell’hotel, terrorizzate all’idea di venir trasformate in un animale, cercano con disperazione qualcuno con cui accoppiarsi, arrivando persino a fingere di essere ciò che non sono, pur di attestare delle caratteristiche comuni con la persona scelta. Questo sarà proprio ciò che farà David: quasi arreso e con pochissimo tempo a disposizione, fingerà di essere malvagio pur di accoppiarsi con una donna considerata spietata, abilissima a catturare i solitari e, grazie a questo, in permanenza nell’albergo da ben più di quarantacinque giorni. Questa donna si presenta come l’unica scelta possibile per David. Lei, assicuratasi di aver di fronte un uomo malvagio, accetterà di unirsi a lui, ma le cose non andranno come sperato: la donna comincerà a nutrire dei dubbi circa la malvagità di David, quindi ucciderà suo fratello- il cane- per metterlo alla prova. Scoprirà così che David non è un uomo malvagio, perché lui non riuscirà a trattenere le lacrime per la perdita del proprio fratello. David sarà allora costretto a fuggire nel bosco, perché la donna spietata minaccerà di farlo trasformare in aragosta, e diventerà così parte del gruppo dei solitari. Sarà qui che incontrerà quello che crederà essere il vero amore, Rachel Weisz, ma purtroppo l’amore, per i solitari, non è concesso…

Questo film può essere analizzato da moltissimi punti di vista. Oltre ad avere una verosimilità eccezionale- data soprattutto dai dialoghi, che mi sembrano il punto forte del regista-, nonostante la trama bislacca, è davvero un film ispiratore. Intanto, abbiamo di fronte una società dittatoriale che non costringe all’odio, ma all’amore. Tutti sono costretti ad accoppiarsi e ad amarsi, a somigliarsi e, si vedrà, anche a fingere di provare amore, pur di continuare ad essere umani. L’amore rende umani, e rende ciechi– ma questo è uno spoiler!-, in un contesto paradossale. E poi, in fondo, non rispecchia un po’ anche la nostra società? Dove per essere completi, bisogna essere in due? Dove si deve essere monogami, dove si deve trovare l’amore, dove si deve creare una famiglia, dove si deve dichiarare il proprio orientamento sessuale? E si è anche disposti a fingere talvolta, pur di abituarci all’idea di essere innamorati, pur di convincerci che l’amore vero esista. Ci si mente, si finge di essere simili, si cerca a tutti i costi di incastrarsi… pur di non rimanere soli, forse. Ma comunque, andando anche aldilà delle considerazioni legate alla nostra società, alla coercizione e alla dittatura, resa magistralmente dal regista in un contesto di valori rovesciati, The Lobster mi sembra racconti anche un’altra storia. Gli amanti della storia della Grecia antica forse riconosceranno in questo film un bel po’ di rimandi alla società spartana, ed è plausibile pensare a questo vista e considerata la nazionalità del regista. In questo film si può trovare una riuscitissima trasposizione della storia greca nella società contemporanea: ci sono gli homoi, “gli uguali”, come si definivano gli spartani, che nel film non si riconoscono nella guerra ma nell’amore; c’è la caccia all’ilota, ai reietti della società, che non sono gli schiavi ribelli del mondo spartano ma nel film sono i solitari ribelli; c’è una coercizione approvata e acclamata da coloro che accettano di accoppiarsi e di rimanere fedeli alla loro società e c’è l’albergo, forse associabile al sissizio spartano, dove i giovani homoi imparano a considerarsi tali, condividendo letto e pasti con i propri compagni di guerra. Nel film, con i propri compagni d’amore. Gli homoi spartani potevano essere uomini liberi soltanto accettando la guerra… e i single dell’albergo possono rimanere umani soltanto accettando l’amore. Non lo so, forse questa è una visione del film un po’ azzardata, ma da amante della storia greca, non ho potuto non apprezzare queste mie illusioni.

The Lobster è un film che non mi stanco mai di guardare. Fa sorridere, e poi fa riflettere. Vi consiglio sinceramente la visione, che merita moltissimo. Yorgos Lanthimos è un maestro nei dialoghi e nelle trame e dovreste davvero, se già non lo avete fatto, scoprirlo. The Lobster è spesso in programmazione su Sky, e non dimenticate di guardare anche La favorita, che andrà in onda domenica sera. Spero di essere stata convincente, spero che lo guarderete e spero che questa recensione fuori dalle righe vi sia piaciuta. Buona visione!

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