Filosofia

A cosa servono le cosiddette teorie del complotto?

Che cos’è una teoria del complotto? E quante ne leggiamo al giorno, magari racchiuse in uno striminzito post su Facebook? E che cos’hanno in comune le persone che vi aderiscono? Perchè, insomma, vengono pensate e condivise con tanto spirito?

La premessa è che, come sempre, lascerò un punto di domanda alla fine di questo articolo. Non è un articolo teso a confutare le teorie complottistiche, tantomeno ad avvalorarle; mi sono semplicemente chiesta che cosa spinga alcune persone a voler a tutti i costi attribuire un senso tanto criptico e segreto agli eventi. Una teoria del complotto è generalmente anticapitalistica e, a prescindere dalla tematica, vede nell’economia, nel denaro e nel potere una grande menzogna usata per muovere l’umanità, vista come un grande teatro di marionette. Una teoria del complotto che si rispetti attribuisce ai potenti enormi capacità manipolative e persuasive: per esempio, ci hanno fatto credere che la Terra sia sferica! Ci hanno propinato un video fake sullo sbarco sulla Luna! Ci stanno costringendo a casa per renderci deboli e per farci accettare un vaccino, che poi in realtà sarà un microchip installato per controllarci. Questi loro che muovono il mondo devono avere un bel progetto in mente, e tanti fili in mano, se davvero sono riusciti ad architettare tutto quanto con tanta maestria. Ma perchè farlo? E chi lo fa, soprattutto? Qual è la cerchia che tiene in mano i fili del mondo? Questo, i complottisti, non lo sanno. Lo immaginano, si arrovellano, ma non lo sanno. Si creano allora sub teorie di diversa fattura che tirano in causa forze aliene, sette sotterranee, confraternite, eccetera eccetera. Però i complottisti, pur non avendo una risposta certa e univoca, scelgono una sub teoria che si addice ai loro pensieri e ci credono… Beh, tutto questo che cosa vi ricorda?

La religione mi sembra che non vada più di moda. In questo momento storico, Dio sembra averla fatta troppo grossa. Ci siamo resi conto che l’essere umano è in grado davvero di fare il Male, ma il Male vero, con la lettera maiuscola, quel Male che porta all’inferno… e allora è forse troppo difficile credere che davvero qualcuno dall’alto ci guardi. O meglio, è difficile credere che un essere assolutamente buono, dall’alto ci guardi e ci compatisca. Il Male c’è sempre stato, direte voi, e mi trovate in accordo. Ma nei secoli scorsi mancava la possibilità di scelta, non c’era fluidità di informazione. Si credeva a Dio perchè non c’era il documentario che ti parlava degli alieni; si credeva a Dio perchè non c’era Internet a parlarti del Big Bang, e tu non eri uno scienziato; si credeva a Dio perchè, in larga misura, non si poteva non crederci. E qual è l’attinenza con le teorie del complotto? La necessità tutta umana di dare un senso alle cose. Quando l’umanità ha perso Dio e ha guadagnato libertà d’informazione, non ha mai smesso di chiedersi il perchè delle cose. L’uomo non ha mai smesso di creare significati. Attribuire la catastrofe ad un dio arrabbiato o al capo del mondo travestito da Presidente, è esattamente la stessa cosa. E spesso le persone che credono al complotto sono le stesse che hanno avuto fede o che continuano a professarla. Sono anche coloro che prima di credere al terra piattismo, per esempio, hanno messo in dubbio la validità della religione. Mischiano le cose, nella loro pozione di fede, per cercare di dare un senso globale che sia al passo coi tempi. Cercano un significato che possa includere la modernità. Dio non è più l’anima che ha creato e che muove il mondo: oggi Dio è stato sostituito da qualcosa di più terreno, più segreto e più difficile. Più inquietante, anche: Dio oggi non c’è, e al suo posto c’è un essere umano come noi- magari aiutato da qualche forza aliena- che decide il da farsi. E che non ha mai buone intenzioni. Una fede al rovescio: oggi siamo costretti ad aver fede nel Male. I complottisti vogliono convincere ad aprire gli occhi sul Male e vogliono dargli una forma precisa e una storia precisa. Perchè credere che dopo la morte ci sia il Paradiso è consolante, ma anche credere di aver smascherato il Male sulla terra e scegliere di non appartenergli, lo è. Il mondo sta cambiando troppo per fare sì che le religioni restino invariate e intoccabili come lo sono sempre state: oggi all’uomo serve qualcosa di più in cui credere. E i complottisti sanno di cosa si tratta.

In effetti la funzione della religione non è altro che consolatoria. La morte fa paura a tutti e credere che le luci rimarranno accese anche nell’aldilà ci dà calore. E le teorie del complotto assolvono la stessa funzione: che cosa è peggio? Credere che il mondo stia rotolando in basso senza freni, mossa dopo mossa, secondo leggi puramente meccaniche di azione-reazione, senza alcuna possibilità di scelta per l’essere umano, oppure credere che sia tutto opera di una mente umana che, essendo umana, si può provare a sconfiggere? Beh, la seconda opzione mi sembra meno buia. Come mi sembra meno buia la scelta di credere in Dio. Che ne sarà, tra un centinaio di anni, delle religioni? Verranno annientate definitivamente? Verranno sostituite dalle teorie del complotto? Improbabile, ma non impossibile. Verranno fondate nuove religioni? Scenderà un nuovo messaggero, sulla Terra, per professare nuove fedi? Possibile. In fondo, la storia è destinata a ripetersi, questo si sa. E poi mi chiedo: perchè è così difficile per l’essere umano accettare di dover morire? Perchè attribuiamo alla morte così tanti significati? Basta guardare un documentario sulla fauna africana per capire che gli animali accettano la morte molto meglio di noi. Le gazzelle ci passano con leggiadria vicino alle leonesse. Ci devono passare. Ci passano a tanto così dalla morte, non fanno granché per evitarla. Hanno solo l’istinto di sopravvivenza a tenerle all’erta. Noi invece siamo stati condannati alla riflessione sulla morte. Il complotto e la religione nascono da qui, da questa condanna. Da quello che per gli dei doveva essere un regalo per gli uomini, cioè l’oblio della morte. Lasciarci vivere la nostra vita come se non dovessimo mai morire. Stendere un velo nero sull’unica cosa certa della nostra vita. Che bel paradosso, no? Che gli dei abbiano sbagliato a fare i conti? E che proprio da questo oblio siano nati il Male radicale e la necessità di avere fede? Come cambierebbe l’umanità, se il velo nero dell’oblio si sollevasse per sempre?

E chi lo sa se invece, tra un centinaio di anni, ai complottisti verrà data la ragione? E sul Coronavirus, cosa vi spaventa di più? Sapere che si tratta di un errore destinato a ripetersi a causa delle leggi meccaniche indipendenti dall’uomo, oppure sapere che si tratta di un’arma segreta usata dai capi del mondo per definire le sorti del mondo? Cosa vi fa sentire meno impotenti? Si può anche decidere di non pensarci, volendo. E vivere come quelle gazzelle leggiadre che sfiorano la morte ogni giorno, e non sto facendo dell’ironia. Certe volte il peso della riflessione è davvero ingombrante, ma la cosa importante è lasciare sempre uno spiraglio di dubbio, e non finire a pubblicare fake news virali che parlano di apocalisse imminente. Ricordarsi sempre che la verità non è alla nostra portata. Ci è stato donato soltanto l’oblio.

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Una risposta a "A cosa servono le cosiddette teorie del complotto?"

  1. Condivido in pieno il tuo testo. La religione ormai è solo in chi ha vissuto più anni di noi, la nuova era gioca sulla tecnologia avanzata. Produrre un video fake o una notizia complottista sta diventando all’ordine del giorno, perché purtroppo viene condivisa ovunque e il cervello è portato a credere tutto quello che gli viene inferto. Credo che solo mantenendoe distanze da queste idee, documentandosi accuratamente, anche sulla storia, potremo liberarci da queste manie di persecuzione. Per il resto si continua a pregare. 👍

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