Libri

MANOLA, Margaret Mazzantini: i mille volti di una donna sola, divisa in due.

Il libro che ho deciso di recensire oggi è Manola, di Margaret Mazzantini. Forse è un libro poco conosciuto dell’autrice. Mi capitò di acquistarlo perché era l’unico lavoro della Mazzantini che non avevo ancora avuto il piacere di leggere, e fui folgorata dalle prime parole:

Ortensia. L’inizio. Il problema è l’inizio. Ho tante cose da raccontarle, Manola. Sono così piena. E’ una pienitudine piuttosto dolorosa, mi creda. Lo so, basterebbe buttare lì il primo sassolino, a caso. Temo che verrebbe giù una irrefrenabile slavina.”

Questo libro nasce come un’opera teatrale, dove si alternano le voci di due gemelle: Ortensia, la gemella oscura e spettrale, e Anemone, quella raggiante ed estroversa. Il libro si apre con il monologo di Ortensia che si rivolge a Manola, definita dalla gemella soltanto come una donna con il turbante di stoffa intignata. Ortensia comincia a parlare in preda a un vero e proprio flusso di coscienza e abbiamo l’impressione di assistere a un mistico colloquio psicologico, dove però Manola non prende mai parte. Chi è Manola? Non lo sappiamo e non lo scopriremo nemmeno a fine lettura, ma entrambe le gemelle le conosciamo attraverso i loro soliloqui davanti a questa silenziosa Manola con turbante. Qualche pagina ciascuno, le due gemelle danno il via a una strabiliante narrazione della loro vita, dove non manca una buona dose di ironia, qualche personaggio inverosimile e una situazione familiare a dir poco sopra le righe. Se Ortensia, al primo colloquio, ci tiene a scusarsi con Manola per le parole che pronuncia, o per le sue manie e la sua goffaggine, con Anemone scopriamo subito tutta un’altra musica:

” Anemone. Sono in ritardo? Io sono sempre in ritardo, però detesto i ritardatari, detesto quelli che si approfittano del mio tempo, come fosse meno prezioso del loro. In quanto al tempo degli altri, non è colpa mia, ma non riesco proprio a stargli dietro.”

Comincia così uno stupefacente racconto, dove abbiamo modo di guardare le cose che vengono raccontate sotto un doppio punto di vista: ce le racconta Ortensia, con quell’aria contrita e cupa, e poi ce le racconta di nuovo Anemone, con allegria e spensieratezza… e siamo portati a sorprenderci quando scopriamo che una stessa storia può cambiare molto, se viene raccontata da due persone diverse, anzi, così tanto diverse… La loro famiglia è una famiglia strana, distratta, e le due gemelle crescono spontaneamente in una profonda antitesi mai colta, quasi primordiale: dove una si fa bella, l’altra s’abbruttisce; dove una ride, l’altra piagnucola; dove una passa ore ed ore davanti allo specchio, l’altra comincia a soffrire di una malattia per cui il corpo si riempie di ispidi e nerissimi peli. Insomma, Ortensia e Anemone sono due anime agli antipodi che trovano davanti a Manola una sorta di spazio bianco dove poter srotolare il loro ingarbuglio di emozioni.

Nella prima parte del libro siamo di fronte a due donne all’apparenza irrecuperabili. Siamo sicuri che la loro natura non potrà mai mutare, e ogni tanto parteggiamo per una, ogni tanto per l’altra, sempre con un po’ di tensione, sicuri che accadrà qualcosa di tremendo che romperà delle personalità tanto solide, e forse per questo troppo fragili. E in effetti, nella seconda parte del libro, succede qualcosa. I lunghi soliloqui sembrano dare dei frutti: Ortensia comincia a perdere i peli, Anemone inizia a scordarsi di truccarsi prima di uscire… e tutto, con una naturalezza che poche pagine prima ci sarebbe sembrata impossibile, accade: le due gemelle si scambiano gradualmente i ruoli, e devo dire che di qui in poi, la lettura diventa davvero divertente, ma anche terribilmente inquietante e triste, sotto certi aspetti.

Manola è un libro che scava. Scava in Ortensia, in Anemone e poi in chi legge. E’ una lettura che ti lascia di sasso, perché ti mostra tutti lati estremizzati di una donna, li divide con scienza per due, e poi li inverte. Scopriamo che Ortensia e Anemone non sono così lontane come ci erano apparse, ma anzi appartengono allo stesso stampo. Spesso ci riconosciamo in entrambe, talvolta con vergogna: siamo state tutte l’Ortensia in paranoia, che si sente brutta da buttare e che si rifugia pur di non scontrarsi con il mondo. Allo stesso tempo, siamo state tutte anche Anemone, spesso prese da futilità, mai abbastanza in grado di scavare, perché forse abbiamo paura di trovare qualcosa di scomodo sul fondo… Probabilmente Ortensia e Anemone incarnano la paura che c’è in ognuno di noi: la paura degli altri e del loro giudizio, e poi la paura di noi stessi, del nostro stesso animo. Questo libro distrugge l’ideale di personalità, che spesso è soltanto una costruzione che attuiamo pur di non far fronte alle nostre paure. Le due protagoniste si aggrappano fino all’ultimo a quello che credono di conoscere di loro stesse, ma poi si arrendono al flusso. Si lasciano cambiare, accettano di non essere più chi sono state. Ne soffrono, faticano, ma poi si arrendono.

Questo è un libro che rileggo sempre con piacere e che consiglio spesso. Non somiglia agli altri libri della Mazzantini, che è una scrittrice che amo, ma non per questo è degno di meno attenzioni: in fondo, Ortensia e Anemone ci insegnano che ci si può anche staccare dalle etichette, giusto? E quindi questo è un libro che non va etichettato, che non somiglia ad altri, e per questo io lo trovo un piccolo capolavoro, forse più degli altri.

E alla fine, ci chiederemo, chi è Manola? Io credo che sia una sbarra che si alza. Una diga che si apre, una coscienza che si stacca. Manola siamo noi, quando riusciamo a parlare sinceramente con noi stessi.

” Non ti preoccupare, cara, purtroppo siamo sottomessi alla legge di gravità. Ogni cosa, prima o poi, cade in basso.”

Standard