Filosofia

A cosa ci servirà tutto questo?

Quando penso al mito di Prometeo, mi viene sempre da sorridere… perché mi intenerisce. Mi fa sorridere l’idea che un dio abbia potuto credere di aver di fronte a sé una specie tanto perfetta, talmente perfetta da farlo rinunciare persino alla propria libertà divina. Se non è strano avere una storia mitologica preferita, la mia è probabilmente questa. Un dio che prova pietà per gli uomini, un dio così innamorato degli uomini, che ruba una scintilla di fuoco pur di farli sopravvivere e che poi si lascia incatenare a un monte dagli dei, torturato per l’eternità, solo per aver dato agli uomini quella piccola scintilla. Solo perché amava gli uomini. E noi, sempre troppo di fretta, sempre troppo arroganti, spesso ingrati, che ne abbiamo fatto di questo dono divino? Forse Prometeo ha fatto una cattiva scommessa, sacrificandosi per noi… O forse no. Dove si è nascosta, oggi, quella scintilla di fuoco che Prometeo ha rubato per noi? In quale angolo si è sotterrata? Che cosa ci rende ancora umani degni di onore e di stima?

Sono giorni di profonda umanità questi e sarebbe un peccato non rifletterci sopra. Abbiamo del tempo per farlo, perché il tempo sembra che si sia fermato. Ora occupiamo un mondo lento, affaticato, saturo e infetto, in tutti i sensi possibili, e questo mondo lentissimo lo possiamo osservare soltanto da una finestra, dallo schermo del PC, dalla televisione, dal telefono… lo possiamo vedere bene, ma da lontano. A debita distanza, giusto? E’ così che bisogna fare, ora. Stare a distanza, stare lontani, non toccarsi, non uscire. In questo momento surreale, che cosa ci resta? Ci resta lo sguardo e il pensiero, e forse è proprio quello che ci serviva. Le cose assumono una forma diversa quando sono lontane: sono più piccole e possono essere studiate senza pericolo, senza pathos, senza ingorghi di sentimenti. Ritornano ad essere improvvisamente quello che sono e non si deformano più a causa delle nostre mani sporche e frettolose che le toccano. E che cosa possiamo vedere, oggi, dalla nostra finestra? Un mondo stanco che aveva bisogno di fermarsi. E allora fermiamoci anche noi con lui e chiediamoci a cosa ci servirà tutto questo. A cosa ci servirà tutto questo, quando la nostra vita riprenderà il proprio ritmo e quando potremo riacquisire la nostra visione tridimensionale, fatta di gesti e opere nel mondo? Io spero che tutto questo ci possa servire da lezione. Spero che questo tempo lento riuscirà a mutare le nostre abitudini. Spero che ci ricorderemo di coltivare meglio la nostra scintilla di fuoco divino, fatta di conoscenza, di gentilezza, di riflessione, di dialogo, di umanità. Spero che ci ricorderemo della nostalgia che stiamo provando per il mondo e che allora impareremo a rispettarlo. Io vorrei ci ricordassimo anche di tutte le cose belle che ci rendono umani, come la musica, l’arte, la poesia… e vorrei che invece riuscissimo a dimenticare le cose futili, che ci rendono animali stanchi, arrabbiati, confusi. Mi piacerebbe occupare questo tempo lento con la condivisione di quello che credo sia bello e umano, per coltivare già da ora i germogli della bellezza che vorrei vedere sempre nel mondo. Non siamo mai stati abituati alla bellezza, né educati alla sua coltivazione. Adesso possiamo farlo, ne abbiamo tutto il tempo: ricordiamoci di coltivare la nostra delicatezza, perché delicatezza non significa debolezza, ma leggerezza. E al mondo servirà avere ospiti leggeri.

La bellezza salverà il mondo aveva scritto Dostoevskij ne “L’idiota“, e mai come oggi abbiamo la necessità e la possibilità di ricordarcelo.

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